Biophilic Design residenziale. L’esperienza progettuale di Anellina Chirico
Progettare “secondo” Natura significa assumere la Natura come riferimento progettuale concreto.
Significa progettare con luce, materiali, percezione, comfort e qualità dell’esperienza abitativa attraverso scelte consapevoli, coerenti e fondate. In questa prospettiva, il Biophilic Design è un ambito progettuale che richiede metodo, strumenti e capacità di lettura della complessità contemporanea.
In questa intervista incontriamo Anellina Chirico, architetta ed ex corsista del percorso MeM “Progettare secondo Natura: Biophilic Design”.
A partire da un intervento sulla zona giorno di un appartamento nel Cilento, Anellina racconta come questo approccio sia entrato nel suo lavoro in modo concreto, aiutandola a leggere lo spazio con maggiore precisione, definire priorità più consapevoli e tradurre il tema del benessere in scelte progettuali puntuali. Il suo racconto restituisce con chiarezza uno degli aspetti centrali del lavoro di MeM: offrire ai professionisti dell’abitare uno spazio di approfondimento qualificato, in cui consolidare competenze e affinare il proprio metodo.

Crediti: Anellina Chirico
Visualizzazione di progetto della zona giorno
MeM: “Chi sei oggi come progettista e qual è il filo rosso del tuo lavoro? E in che momento hai sentito il bisogno di integrare il Biophilic Design nel tuo metodo progettuale?”
A.C.: “Oggi sono un’architetta che sceglie ogni giorno di svolgere il proprio mestiere in modo etico e sostenibile. Gli architetti sono chiamati a realizzare opere proiettate nel futuro, capaci di pensare al domani.
Da quando sono diventata madre questa tensione è diventata ancora più forte. Sento la responsabilità di compiere scelte consapevoli e di aiutare anche i miei clienti a fare altrettanto.
Ho improntato la mia attività sulla ricerca del benessere, inteso non solo come efficienza energetica o comfort tecnico, ma come qualità profonda dell’esperienza abitativa. Mi interessa progettare spazi che regolino energie, luce, aria, suono, materia e percezione.
Il momento di svolta è coinciso con l’approfondimento sistematico dell’architettura ecosostenibile. Sentivo il bisogno di andare oltre l’idea, un po’ superficiale, che bastasse inserire qualche pianta in casa per parlare di benessere.
Il Biophilic Design mi ha fornito un metodo strutturato, fondato su protocolli chiari, per integrare in modo consapevole il nostro innato bisogno di riconnetterci con la Natura. Non è decorazione verde: è progettazione sistemica dell’esperienza.”
MeM: “Partiamo dal brief. Qual era la richiesta iniziale del cliente e qual era, secondo te, il vero obiettivo da raggiungere?”
A.C.: “Il progetto riguarda la zona giorno di un appartamento nel centro di Vallo della Lucania, nel Cilento: oltre 100 mq sviluppati in lunghezza, con esposizione sud-ovest su tutti gli ambienti.
La committenza aveva l’urgenza di abitare l’appartamento apportando minime modifiche, capaci di valorizzare gli spazi senza interventi invasivi. Il desiderio era rendere il soggiorno più armonico, meno caotico e più accogliente.
Dall’analisi è emerso che lo spazio aveva potenzialità straordinarie: abbondante luce naturale, ottimo orientamento, ventilazione efficace e una vista importante sul centro storico. Tuttavia, questi punti di forza non erano governati. L’illuminazione artificiale risultava fredda, la presenza vegetale minima, le finiture incoerenti e poco naturali.
Il vero obiettivo non era quindi “abbellire” il soggiorno, ma trasformare un ambiente luminoso ma freddo in uno spazio capace di generare protezione, radicamento e controllo percettivo, senza perdere apertura verso l’esterno.
Il progetto non ha modificato il layout: ha modificato la qualità dell’esperienza.”

Crediti: Anellina Chirico
Soggiorno prima dell’intervento

Crediti: Anellina Chirico
Affacci e rapporto con la luce naturale prima dell’intervento
MeM: “In fase di analisi hai individuato punti di forza e criticità molto chiari. Come hai tradotto queste evidenze in una strategia progettuale concreta e con quali priorità?”
A.C.: “Come in molti condomini degli anni Sessanta e Settanta, l’appartamento presenta grandi aperture verso l’esterno e pavimenti durevoli. Inoltre gode di una vista sul centro storico, con infissi e impianti nuovissimi.
Di contro, gli interventi succedutisi negli anni e i diversi proprietari avevano portato a un’abitazione in cui era evidente l’incoerenza e la disomogeneità delle finiture e dei dettagli, elementi che restituivano agli spazi un aspetto caotico.
Per intervenire su questi aspetti ho individuato due gruppi di temi, che hanno guidato la strategia di progetto lavorando su problemi specifici. La priorità assoluta è stata data al tema della luce, naturale e abbondante, alla vista panoramica, non occlusa da altri edifici ma in parte disorientante, oltre che all’ottimo orientamento e alla ventilazione naturale.
Allo stesso tempo, occorreva eliminare o arginare le criticità. È stato semplice intervenire sull’illuminazione artificiale, mentre più articolato è stato il lavoro sulla presenza vegetale e sui materiali incoerenti e poco naturali già presenti.”

Crediti: Anellina Chirico
Analisi dello stato di fatto con planimetria, punti di forza e criticità
MeM: “Metodo e processo. Quali principi o strumenti hai usato per guidare le decisioni e in che modo ti hanno aiutato a stabilire priorità e coerenza?”
A.C.: “Tutto il processo è stato guidato dall’applicazione del Protocollo in 10 punti di Bolten e Barbiero.
Il protocollo mi ha aiutata a non disperdere le scelte. Ogni decisione doveva rispondere a una domanda precisa: questo elemento aumenta la connessione con la Natura o è solo estetica? Questo ha reso il progetto coerente e, per molti aspetti, anche misurabile.
Per esempio, l’uso di apparecchi illuminanti in cotone e rafia, affiancati da lampadine dimmerabili da 2700 a 3000 K, aggiunge coerenza cromatica al progetto dei materiali e dei colori, ma soprattutto introduce una tonalità di luce più calmante e più coerente con la regolazione dei cicli circadiani.
L’uso di tende in garza di lino per filtrare e modulare la luce naturale aumenta il controllo sull’elemento naturale, con un beneficio diretto sul comfort bioclimatico interno. Inoltre, il movimento delle tende quando è acceso il clima o quando la finestra è aperta restituisce la percezione del flusso dell’aria, un altro elemento naturale portato tra le mura domestiche.
Ho lavorato su tre strati di verde — interno, balcone e ringhiera — per valorizzare la vista e schermare gli elementi indesiderati. Questo ha trasformato la percezione dello spazio da “aperto ma esposto” a “aperto ma protetto”.
Per finiture, arredi e complementi ho preferito materiali naturali e sostenibili, come lino, cotone bouclé, carta da parati organica con inclusioni vegetali, profumi mediterranei, erbe e tessuti traspiranti, così da attivare anche olfatto e tatto. In sintesi, non ho cambiato il layout: ho modificato l’esperienza dell’utente.”

Crediti: Anellina Chirico
Planimetria di progetto e principali interventi sulla zona giorno

Crediti: Anellina Chirico
Moodboard di progetto: materiali naturali, palette e dimensione sensoriale
MeM: “Risultati attesi. Che cambiamento ti aspetti nella percezione e nell’uso quotidiano dello spazio?”
A.C.: “Volevo che il cambiamento fosse sottile e potente.
Nel quotidiano, una luce artificiale più calda nelle ore serali favorisce un maggiore rilassamento. La visuale esterna stratificata accompagna la fruizione dello spazio esterno, ne amplifica la profondità ed elimina l’elemento del “pericolo”.
Materiali morbidi e naturali enfatizzano la percezione di comfort tattile, rafforzando la sensazione di vivere in uno spazio protetto. Il verde non è posticcio: è vivo e attivo, e aumenta il senso di vitalità quotidiana.
Mi aspetto una permanenza più lunga e consapevole nello spazio, un maggiore piacere nell’abitarlo e una qualità del tempo domestico più lenta e rigenerante.
Le scelte guidate dai principi del Biophilic Design, attraverso l’applicazione del Protocollo Bolten e Barbiero, hanno un fondamento scientifico più solido. Di conseguenza, anche gli interventi messi in campo dal progettista vengono percepiti come di maggior valore.”

Crediti: Anellina Chirico
Vista di progetto: luce, materiali e controllo percettivo dello spazio
MeM: “Il ruolo di MeM. Che cosa ti ha lasciato la formazione in modo concreto e misurabile nel tuo lavoro?”
A.C.: “La formazione con MeM mi ha lasciato tre strumenti concreti: un linguaggio tecnico condiviso per parlare di benessere in modo misurabile; una struttura di analisi replicabile, che mi permette di affrontare ogni progetto con maggiore rigore e precisione; una maggiore consapevolezza nel dare priorità.
Ieri avevo la tendenza a guardare soprattutto all’estetica. Oggi parto dall’esperienza sensoriale.
Più concretamente, prendo decisioni più rapide e più coerenti e riesco a spiegare al cliente perché anche una piccola scelta possa migliorare in modo significativo la qualità della vita.
Inoltre, lavorare con la guida di Bettina Bolten, esperta di cui già conoscevo il contributo scientifico, è stato il valore aggiunto di questo corso. Lo consiglio vivamente a chi desidera aumentare la propria specializzazione nel settore e offrire un servizio di progettazione più completo.”
Ringraziamo Anellina Chirico per aver condiviso con noi la sua esperienza, che evidenzia come il Biophilic Design, quando sostenuto da un impianto metodologico rigoroso e da strumenti operativi strutturati, si configuri come un processo progettuale in grado di fondare le scelte e generare valore concreto e misurabile nell’esperienza abitativa.
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