Le radici evoluzionistiche della preferenza ambientale
Perché alcuni luoghi ci fanno sentire immediatamente “nel posto giusto”
Entriamo in un ambiente e nel giro di pochi secondi iniziamo a formulare una valutazione.
Lo percepiamo come accogliente, rassicurante, stimolante oppure dispersivo, confuso o poco piacevole. Nella maggior parte dei casi siamo convinti che questa impressione dipenda esclusivamente dal nostro gusto personale.
La ricerca in Psicologia Ambientale racconta una storia diversa.
La preferenza per gli ambienti affonda le sue radici nella storia della nostra specie e rappresenta il risultato di processi di adattamento che hanno accompagnato l’essere umano per centinaia di migliaia di anni.
Comprendere questi processi significa acquisire una nuova chiave di lettura del progetto, ma anche del comportamento umano.

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La preferenza ambientale come adattamento evoluzionistico
Negli anni Settanta Rachel Kaplan e Stephen Kaplan iniziano a studiare perché le persone appartenenti a culture differenti mostrano preferenze sorprendentemente simili nei confronti di determinati paesaggi.
I loro studi dimostrano che gli esseri umani tendono a preferire ambienti che offrono contemporaneamente possibilità di comprensione, orientamento, esplorazione e sicurezza (Kaplan & Kaplan, 1989).
Questa convergenza non può essere spiegata soltanto attraverso fattori culturali.
Secondo la prospettiva evoluzionistica, la selezione naturale ha favorito quegli individui capaci di riconoscere rapidamente habitat favorevoli alla sopravvivenza.
Scegliere il luogo giusto significava aumentare le probabilità di trovare acqua, cibo, rifugio e protezione dai predatori.
Ciò che oggi definiamo “preferenza” rappresenta quindi l’espressione contemporanea di un antico vantaggio adattativo.
L’individuo cerca continuamente di comprendere l’ambiente
Uno dei contributi più importanti dei coniugi Kaplan riguarda il concetto di “elaborazione delle informazioni ambientali”.
Ogni volta che entriamo in uno spazio cerchiamo automaticamente di rispondere a due domande:
- Di che ambiente si tratta?
- È possibile esplorarlo?
A queste due domande rispondono quattro caratteristiche ambientali, i pilastri della preferenza ambientale:.
- Coerenza
- Leggibilità
- Complessità
- Mistero
Ma nella giusta combinazione.

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Edward O. Wilson e la Biofilia
Nel 1984 Edward O. Wilson pubblica Biophilia, introducendo l’ipotesi secondo cui gli esseri umani possiedono una predisposizione innata a ricercare connessioni con gli altri sistemi viventi.
Questa predisposizione costruita attraverso milioni di anni di coevoluzione con l’ambiente naturale non riguarda soltanto il contatto con la Natura, ma riguarda anche anche il nostro rapporto con l’ambiente costruito.Gli studi condotti da Giuseppe Barbiero e Rita Berto, sviluppati all’interno del GREEN LEAF – Groupe de Recherche en Education à l’Environnement et à la Nature, Laboratorio di Ecologia Affettiva dell’Università della Valle d’Aosta, hanno ulteriormente approfondito questa prospettiva, mostrando come la Biofilia rappresenti un processo complesso che coinvolge meccanismi cognitivi e affettivi. .
La preferenza ambientale diventa così una delle manifestazioni concrete della relazione tra individuo eambiente.
Cosa significa tutto questo per chi progetta?
Per un progettista, conoscere questi meccanismi significa superare un approccio esclusivamente estetico.
Uno spazio viene percepito come “piacevole da vedere”perché risponde a bisogni profondamente radicati nella nostra storia evoluzionistica.
La leggibilità di un ambiente, la presenza di punti di riferimento, la possibilità di orientarsi facilmente, l’equilibrio tra ordine e complessità, la presenza di scorci che invitano all’esplorazione o di elementi naturali che favoriscono il recupero cognitivo sono tutti aspetti che incidono sulla qualità dell’esperienza spaziale.
Per gli psicologi e i terapeuti, questi principi offrono una prospettiva complementare per comprendere come il contesto ambientale possa sostenere o ostacolare processi di adattamento, regolazione emotiva e benessere.
L’ambiente costruito non rappresenta uno sfondo neutro, ma una componente attiva dell’esperienza umana.
Dalla ricerca scientifica al progetto
Le evidenze accumulate negli ultimi quarant’anni mostrano come la preferenza ambientale non sia il risultato di mode, tendenze o semplici gusti personali.
è l’espressione di meccanismi biologici e cognitivi che continuano a guidare, spesso inconsapevolmente, il nostro modo di scegliere e abitare gli spazi.
Per questo motivo il progetto contemporaneo non può limitarsi alla composizione formale.
Integrare le conoscenze provenienti dalla Psicologia Ambientale, dalla Biologia Evoluzionistica significa progettare ambienti capaci di dialogare con i bisogni più profondi ma basilari delle persone, trasformando lo spazio in uno strumento di benessere.
Vuoi approfondire questi temi con il supporto diretto dei ricercatori?
Scopri “Progettare secondo Natura: Biophilic Design e Psicologia Ambientale per il progetto contemporaneo“, il percorso di alta formazione MeM realizzato in collaborazione con GREEN LEAF – Groupe de Recherche en Education à l’Environnement et à la Nature, Laboratorio di Ecologia Affettiva dell’Università della Valle d’Aosta.
Bibliografia
Appleton, J. (1975). The Experience of Landscape. Wiley.
Barbiero, G. (2011). Biophilia and Gaia: Two Hypotheses for an Affective Ecology. Journal of Biourbanism.
Barbiero, G., & Berto, R. (2021). Biophilia as Evolutionary Adaptation. Frontiers in Psychology, 12:700709.
Kaplan, R., & Kaplan, S. (1989). The Experience of Nature: A Psychological Perspective. Cambridge University Press.
Kaplan, S. (1995). “The Restorative Benefits of Nature: Toward an Integrative Framework.” Journal of Environmental Psychology, 15(3), 169–182.
Orians, G. H. (1980). “Habitat Selection: General Theory and Applications to Human Behavior.” In The Evolution of Human Social Behavior.
Ulrich, R. S. (1983). “Aesthetic and Affective Response to Natural Environment.” In Behavior and the Natural Environment.
Wilson, E. O. (1984). Biophilia. Harvard University Press.